Se ne è parlato "tanto" e al tempo stesso "tanto poco": ciò che resta è che la proposta di fusione non può essere quella vista né quella proposta soprattutto nei modi e nei tempi.
Ciò nonostante, Este deve sapere esercitare un ruolo di riordino e semplificazione negli enti locali della bassa padovana e dell'estense. Il tema "fusione" non poteva quindi essere assente da un programma amministrativo "serio".
In estrema sintesi, la politica deve sapere proporre senza alcun interesse di bottega e/o di parte, i cittadini devono essere messi in grado di conoscere e decidere sulla proposta.
LA CITTA’ “ALLARGATA”: UNA “GRANDE ESTE”
Gli anni a venire offrono una sfida e una opportunità da cogliere: la ridefinizione degli assetti nella cosiddetta Bassa Padovana. Este deve decidere se essere o meno protagonista di un processo di accorpamento dei comuni, processo verso il quale stiamo “inconsapevolmente” correndo.
La direzione indicata infatti dai governi centrali è quella di una riduzione del numero complessivo degli enti locali e la Regione del Veneto ha già espresso alcune linee guida in tale senso, rivolte sia ai comuni oggi obbligati dalla normativa vigente ad una gestione associata delle funzioni comunali, sia quelli al momento esclusi da tali processi.
Il tema è dunque se attendere un “disegno imposto dall’alto” o se essere motori e propulsori di una ridefinizione territoriale “dal basso”.
La proposta di fusione tra i Comuni di Este e Ospedaletto euganeo, proposta dall’amministrazione comunale uscente, ha registrato molte “criticità” legate da un lato alla forte opposizione nel comune più piccolo, dall’altro da una gestione della proposta che ha assunto tratti troppo politici e marcatamente di parte.
È inoltre emersa una scarsa conoscenza delle opportunità (soprattutto finanziarie) implicite in un processo di fusione.
Da uno sguardo all’articolazione dei comuni della provincia di Padova emerge chiaramente un dato: la netta maggioranza dei comuni sotto i tremila abitanti sono nella Bassa Padovana, più precisamente nel Montagnanese e nell’Estense, con la sola eccezione del Comune di Campodoro nell’alta padovana.
Questa articolazione, che nasce da un preciso dato storico relativo al nostro territorio, conferisce alla Bassa padovana una profonda debolezza nelle sedi istituzionali superiori. Se essere sindaco di una grande comunità conta, è altrettanto vero che tante singole amministrazioni faticano a creare sinergia e a condividere un comune progetto di sviluppo territoriale, in quanto la politica partitica di contrapposizione non facilita il dialogo tra i diversi soggetti istituzionali.
La debolezza della Bassa padovana emerge in maniera lampante nella sua incapacità di eleggere un proprio rappresentante nel consiglio regionale; nella fatica ad ottenere alcuni progetti che da anni il nostro territorio attende, soprattutto in termini di viabilità e trasporto; nella scarsa capacità di attrarre risorse e fondi strutturali importanti per i servizi necessari alle aziende e alle imprese.
Visto da tutti questi punti di vista, l’avvio di un processo di FUSIONE tra comuni, con Este protagonista come “prima inter pares”, è assolutamente necessario e ineludibile, prima che la riorganizzazione degli enti locali sia decisa a tavolino dalle istituzioni superiori e siano cancellati o fortemente ridotti i vantaggi economici e finanziari oggi garantiti dalla normativa.
Scegliere di intraprendere in autonomia un processo di fusione è la migliore garanzia per difendere e promuovere la propria identità locale.
Se mai il referendum sulla proposta di fusione tra i Comuni di Este e Ospedaletto euganeo dovesse svolgersi, decisione questa che spetta all’assemblea regionale, sarà necessario adoperarsi in maniera massiccia per una solida campagna di informazione dei cittadini, per CONSENTIRE LORO DI SCEGLIERE INFORMATI E IN PIENA LIBERTA’ dalle logiche di parte.
ESTE SICURA ritiene però il progetto di fusione tra i due Comuni sopra menzionati LIMITATO e che sia FONDAMENTALE allargarlo, coinvolgendo altri comuni contermini nell’ottica della costruzione di una GRANDE ESTE e in uno sviluppo territoriale che non ci “allontani” dalla direttrice VENEZIA-PADOVA-FERRARA-BOLOGNA.
Per questo sarà attivato immediatamente un tavolo politico di confronto, invitando tutti i comuni confinanti con la nostra Città per valutare concordemente se vi sia o meno la possibilità di intraprendere un processo di fusione allargato e individuare di conseguenza il percorso istituzionale più consono, con un atteggiamento di condivisione e di rapporto uno a uno a prescindere dal numero degli abitanti di ciascuna singola comunità.
Per quanto attiene alla proposta di fusione in essere con Ospedaletto euganeo, salvo una sua bocciatura da parte del consiglio regionale, ESTE SICURA ritiene ineludibile un rapporto diverso con la comunità ospedalettana, che nella sua grande parte ha avuto la sensazione e maturato la convinzione di un “rischio annessione” (il pesce grande mangia il piccolo non a caso è stato il simbolo adottato dal Comitato No fusione).
Si deve ripartire da un profondo rispetto di tutte le sensibilità e posizioni in campo, per ragionare con maggiore serenità e individuare tutte le possibili garanzie istituzionali legate alla comunità più piccola e all’elemento che ha rappresentato il principale elemento di criticità: S.E.S.A.


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